«

»

I Marsi

Voto dei visitatori
(Voti complessivi 2 Media dei voti: 5)

Stemma MarsicaI Marsi!

Noi fummo il popolo fiero di vivere in liberta’tra i nostri monti, noi fummo il popolo che umilio’ e contrasto’ la potenza nascente di Roma tanto che riconobbe che piuttosto di essere nostra nemica era preferibile averci per alleati (nec sine Marsis Nec contra Marsos), noi siamo il popolo che fiero è vissuto del poco che l’aspra natura montana e un lago capriccioso a stagioni alterne donava, noi siamo il popolo che ha vissuto e vive ancora con i lupi e gli orsi, noi siamo un popolo rude, ma rispettiamo da sempre le nostre splendide e insostituibili Donne, noi siamo il popolo che “guai a chi ci tocca i figli”, noi siamo un popolo  oggi, in Abruzzo ma che poco si riconosce in esso, noi siamo un popolo che per interi mesi riusciva a vivere isolato dalle terre confinanti, diviso da esse da passi montani difficilmente valicabili ,sentinelle poste lì da un Artefice Grande ad aiutarci da invasioni straniere, noi siamo un popolo che, offeso, distrutto, dilaniato, decimato, impoverito da un destino ineludibile perchè giuntoci dalle viscere della terra, seppe, asciugate le lacrime, risorgere a vita nuova e crescere di nuovo con orgoglio dignita’, caparbieta’, onesta’, intelligenza, noi siamo un popolo dove la nostra onestà non l’abbiamo scritta nei certificati penali ma nelle nostre mani decorate al valore del lavoro dai duri calli che si intrecciano alle dita nodose!

Non ci piegarono ieri, non ci piegano oggi, non ci piegheranno domani!

Noi siamo un popolo che vuole, pretende, “RISPETTO” come ieri, oggi, sempre!

Perche’noi siamo stati ieri, siamo oggi e sempre saremo i MARSI!

Renato D’Angelo

 

Fonte : Marsica News.

2 comments

  1. Antonio Petricca

    La necropoli di Amplero: le tombe degli antichi guerrieri Marsi.

    http://www.marsicalive.it/?p=94360

  2. Antonio Petricca

    http://www.marsicalive.it/?p=94888

    Dopo la bellum marsicum, la guerra che i popoli italici intrapresero contro Roma per l’ottenimento dello status di cittadino romano, i temibili guerrieri Marsi entrarono a far parte del più grande esercito della storia. Il loro mito era cresciuto così velocemente che, in pochi anni, non esisteva un angolo in tutto l’impero romano in cui non si sapesse che “per far fronte ad un guerriero marso, servissero ben quattro legionari romani”. Persino i pretoriani, le guardie private dell’imperatore, provenivano dalle sponde del lago Fucino e il più famoso fu senza dubbio Macrone, capo della guardia pretoriana di Gaio Giulio Cesare Germanico, da tutti ricordato con il nome di Caligola.

    Quinto Nevio Sutorio Macrone, nacque ad Alba Fucens approssimativamente tra il 16 e il 18 a.C. Quando Tiberio morì, nel 37 d.C., si sparse la voce che fosse stato proprio lui ad ucciderlo, sotto l’ordine di Caligola. Due gli elementi a sostegno di questa tesi: il primo che alla morte di Tiberio, Caligola divenne imperatore con il favore della guardia pretoriana di cui proprio Macrone era il capo; il secondo, giacché uno dei primi provvedimenti che Caligola ordinò dopo essere stato eletto imperatore, fu quello di raddoppiare la paga ai pretoriani. La decisione era volta a evitare la possibile corruzione di coloro che dovevano proteggere l’uomo più potente dell’impero. Nonostante ciò, i capricci caratteriali e le paranoie dell’eccentrico imperatore non si placarono. In pochi mesi entrò di nuovo in conflitto con la guardia repubblicana e in particolar modo proprio con Macrone che fece destituire e accusare. La legge romana a quel tempo prevedeva la confisca dei beni a seguito di una condanna, ragion per cui Macrone, a circa 53 anni, preferì suicidarsi. Nel testamento però, ordinò che venisse edificato a suo nome un anfiteatro presso Alba Fucens, sua città natale. Ancora oggi è possibile vedere l’iscrizione del suo nome sulla porta d’ingresso del bellissimo anfiteatro.

    Caligola, che al culmine del suo regno nutriva il desiderio di essere proclamato Dio, morì, ironia della sorte, assassinato proprio da una congiura di pretoriani. Il racconto più famoso su Caligola è senza dubbio quello che riguarda la nomina a senatore del proprio cavallo, ma ormai praticamente tutti gli storici sono concordi nell’affermare che quell’evento sia solo una leggenda. Al contrario, l’anfiteatro di Alba Fucens dopo migliaia di anni è ancora lì, testimonianza reale delle follie di quell’imperatore.

    Francesco Proia
    autore del romanzo “Polvere di lago”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi